L’Europa si divide tra nord e sud nella gestione della crisi libica

L’Unione europea è divisa sulla rivolta contro il regime del colonnello Muammar Gheddafi in Libia. Per i ministri degli Esteri dei Ventisette è stato il “punto più complesso” della discussione al Consiglio di ieri sul futuro del Mediterraneo. Leggi Il regime di Gheddafi rischia la morte violenta, e lui se l’aspettava - Leggi l'intervista all’ex ministro De Michelis - Leggi Il grande fuoco di Tripoli - Leggi Ecco cosa dimentica chi tira sul Cav. per la sua frase su Gheddafi
15 AGO 20
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Priorità nazionali concorrenti, timori per l’islamismo, paura dell’immigrazione, opportunità di business e ripercussioni economiche condizionano anche il più ampio dibattito europeo sul Mediterraneo. Dopo il rovesciamento di Ben Ali in Tunisia e Mubarak in Egitto c’è stato “un fiorire di proposte”, spiega al Foglio un ambasciatore europeo: “Vanno da un riorientamento di fondi e programmi di cui l’Ue già dispone, alla mobilitazione di un miliardo di euro”. Ma “nella partita devono rientrare altri donatori”, perché le difficoltà finanziarie dei paesi europei non permettono un programma straordinario per far fronte alla transizione sulla sponda sud del Mediterraneo. Occorre “fare in modo che questa crisi sia utilizzata per ricostruire una politica mediterranea dell’Ue, che ha segnato il passo”. L’Unione per il Mediterraneo “è stata un fallimento totale”. La politica per il vicinato è stata troppo orientata all’ex spazio sovietico, prioritario per Polonia e Germania. Ora nel Mediterraneo Frattini propone un Piano Marshall, mentre Francia, Spagna, Cipro, Grecia, Malta e Slovenia chiedono di spostare i finanziamenti europei dall’Europa dell’est al “vicinato meridionale”. Ma Regno Unito e Germania preferirebbero aprire le frontiere del commercio, in particolare agricolo, con ripercussioni negative sull’Europa del sud. Se l’Europa si distingue per esitazioni e cacofonia, gli Stati Uniti stanno riprendendo l’iniziativa nella regione. Sulla Libia, il presidente Barack Obama “sta considerando tutte le azioni appropriate”, ha detto ieri la Casa Bianca. Hillary Clinton ha detto che l’Amministrazione sosterrà le forze pro democrazia: “E’ una sfida intrinseca nella diplomazia e negli sforzi dell’America nel mondo”.